Pagine

febbraio 28, 2003

Mother Africa


Purtroppo la guerra si sta avvicinando sempre di piu'. Una guerra che ci coinvolge direttamente.
Perche' guerre nel mondo ce ne sono altre, semplicemente sono dimenticate da un'informazione basata sul sistema televisivo mondiale, vuotamente sensazionalista e perverso.
Da questa guerra, da tutte le guerre, gli unici perdenti saranno le popolazioni, le piu' povere, quelle affamate e sfruttate dal mercato libero che di libero ha solo il principio che il piu' ricco uccide il piu' povero, con una ricchezza accumulata dallo sfruttamento nel corso dei secoli, ottenuto con altre guerre.
Privilegi strappati con la forza, immense ricchezze, giacimenti e risorse appannaggio di ricche società occidentali, che dallo schiavismo prima al colonialismo poi si sono impossessate di territori da sfruttare anche lontano migliaia di chilometri, impiantando la propria cultura a forza e spazzando tutto cio' che trovavano, senza rispetto dell'uomo sull'uomo.
L'inizio del libro di Marco Boccitto dal titolo Mother Africa e i suoi figli ribelli, pubblicato da Theoria nel 1995, illustra bene la situazione africana.

febbraio 20, 2003

Quando facevo il giornalista...


Quando facevo il giornalista sul serio (??) mi convocavano a festival e concorsi come giurato e a quello dei Buskers di Pelago (non mi ricordo di quale anno) mi trovai in giuria con Roberto Leydi e Franco Fabbri.
Furono tre giorni in cui ebbi il compito soprattutto di scarrozzare Roberto un po' in giro, perche' allora avevo una piccola cabriolet e lui si godeva il sole e il vento di luglio con la capote abbassata andando dall'albergo al festival, che distava qualche chilometro sulle colline di
Vallombrosa, in provincia di Firenze. Alla fine ci lasciammo con amicizia e il desiderio (soprattutto mio) di rivederci.
Così fu, credo l'anno successivo, che andai a casa sua a Milano per avere qualche consiglio su una mia idea basata su una bassa insinuazione (come dicevo io): insinuare appunto che la polifonia occidentale (e dunque contrappunto e notazione) fosse nata in Spagna durante la dominazione musulmana e che l'Occidente l'avesse importata e se ne fosse appropriato nei secoli successivi, spacciandola per propria.

novembre 30, 2002

All'idiozia non c'è davvero limite


Molti di noi credono che la tecnologia e il benessere, intesi come li conosciamo, siano ancora d'aiuto nel nostro sviluppo sociale e culturale.
Se questo e' stato vero dal tempo in cui mangiavamo con le mani, passando poi a usare forchetta e coltello, lo stesso principio, in questi ultimi anni di vita tecnologica avanzata e di ultrabenessere terreno, (almeno per alcuni di noi) si e' dimostrato fallace (se non altro solo per lo sfruttamento della natura apparentemente a costo zero); e tutta la nostra tecnologia sbandierata e ostentata, tutto il nostro benessere, in mancanza di un adeguato supporto culturale prima e sociale poi, rimangono vuoti e, scusandomi della rima, idioti.
La cultura laica della memoria soprattutto (che rimane forse l'unica), ma anche quella della società intesa come una comunità di persone interdipendenti le une dalle altre, devono essere alla base dello sviluppo intellettuale di un essere umano.
Se io tutte le volte che passo davanti al mio vicino di casa, col quale magari

gennaio 31, 2002

Paccottiglia globale


Non so quanti di voi conoscano la saga dei libri di Tolkien e personalmente non so quanto sia stato fedele il film, ma de Il signore degli anelli, strombazzato colossal della cinematografia di massa, costato milioni e milioni di dollari in costumi, scenografie e computer grafica, al termine delle tre ore previste, non rimane traccia. Scorre come l'acqua fresca di un ruscello sulle pietre, lasciandole inalterate, come inalterati rimaniamo noi all'uscita dal cinema, noia a parte.
Tre ore di paccottiglia profusa in dosi massicce, che dopo mezz'ora comincia a disturbare (anche per l'incessante e monotono soundtrack di sottofondo ad altissimo volume) e ad annoiare. E soprattutto è un film dove la violenza domina l'80% delle immagini, fatto parecchio deprecabile in assoluto.
Così dopo poco più di un'ora l'interesse

gennaio 23, 2002

Mi sento circondato


Pensierino estemporaneo
Il localismo deve tendere al confronto, non all'universalismo; confrontarsi e convivere con altri localismi, senza l'idiota mania del'autoaffermazione sugli altri; solo così si puo' arrivare a una globalizzazione giusta e diffusa.
---------------------
Mi sento circondato. E' da un po' di tempo che provo questa sensazione poco piacevole, ma fino ad ora si nascondeva, era rimasta in disparte; poco più di un'ombra.
Con la notizia che ieri ho ascoltato alla trasmissione radiofonica Holliwood Party su Radio Rai 3, l'ombra si è trasformata in un mostro, una specie di Golem minaccioso.
I primi sentori di questa minaccia si erano manifestati con un'altra notizia, questa volta un po' vecchiotta, che ha maturato sotto la paglia come certi frutti.
Il primo esponente del governo italiano che ha messo piede sul territorio Afgano "appena liberato" è stato il

gennaio 16, 2002

Stop MSWord



Questa volta voglio sottoporre alla vostra attenzione come anche il mondo informatico abbia le sue storture; noi per scelta usiamo computer Apple, che hanno un sistema operativo diverso da Windows: Macintosh. Oppure usiamo sistemi operativi alternativi e gratuiti, come Linux, che si sta sempre piu' diffondendo per la sua caratteristica di Open Source (letteralmente Codice Sorgente Libero) il che significa che il sistema operativo puo' essere modificato da chiunque per le proprie esigenze; anche Apple col suo nuovo sistema operativo, il MacOs X, sta andando nella direzione dell'Open Source.
Insomma, nel concetto di Open Source c'e' la filosofia dell'indipendenza e della libertà, indipendenza di usare tutti i programmi che vogliamo creati da chi e' stato in grado di farlo (e non solo da Microsoft, quindi) e la libertà di scambiarci i dati da utenti liberi, senza sottostare alle regole del mercato.
Per chiarire le idee anche a chi di queste cose non ne capisce molto, vi riporto qui di seguito

dicembre 30, 2001

Parvenues

Una notiziola, apparsa piccola piccola sui giornali della Toscana, affogata tra le notizione forse piu' importanti (forse...), che affollano questo scorcio di inizio Millennio, ha messo una volta di piu' in evidenza come il delicatissimo problema dell'informazione venga lentamente ma inesorabilmente monopolizzato da un pugno di "parvenu" miliardari (leciti?), la nostra (sic!) classe dirigente.
Unica nel panorama italiano, esisteva, fino a pochi giorni fa, una emittente radiofonica che trasmetteva 24 ore su 24 musica classica: Radio Montebeni.
Una radio senza troppe pretese, ma che andava incontro alle esigenze di quei cittadini che non ce la facevano proprio ad ascoltare il bombardamento stolto di musica commerciale delle radio private, al soldo delle multinazionali del disco. Poche parole, poca pubblicità (sempre discreta) e tanta, tanta musica. Da esperto posso dire che forse veniva privilegiato un po' troppo il periodo classico, nei confronti del periodo romantico, ma queste sono disquisizioni stilistiche; il fatto che andasse incontro a un'esigenza sentita da ben 2000 cittadini che regolarmente pagavano la quota di abbonamento, con un bacino di utenza sicuramente molto, molto piu' vasto, non ha smosso le amministrazioni pubbliche (per il momento), perche' la radio

dicembre 15, 2001

È Natale!


Siamo di nuovo a Natale, dopo quel popo' di macello accaduto a New York l'11 settembre. La televisione in questo periodo (tutta la televisione di tutto il mondo) si e' affannata a cercare di creare meno allarmismo possibile, molta propaganda e atteggiamento da Grande Fratello (quello di Orwell).
I maggiori canali di diffusione sono stati messi interamente sotto controllo e come al solito conosceremo le verità, anche quelle piu' atroci, tra qualche lustro, quando ormai non ci sarà piu' niente da risolvere, quando tutto e tutti avranno ormai posizioni acquisite e niente potrà modificare la situazione del "dopo".
Ma e' proprio questo "dopo" che rimane pieno d'incognite piu' delle altre volte; piu' che alla fine della guerra dell'Indocina o dopo la disfatta del Viet Nam. Per non citare il "dopo" della seconda guerra mondiale, decisamente "normale", che ha messo tutti d'amore e d'accordo in una ricostruzione piu' o meno collettivizzata, dopo la vittoria contro un pazzo mitomane che ha coinvolto il mondo intero.
Questa volta i mondi sono due, da una parte