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ottobre 31, 2003

Un pezzo di libertà


Con Internet e' quasi impossibile che un evento passi inosservato e non si trasformi in notizia, ma quando ho cominciato a scrivere queste righe, la notizia dalla quale ho preso spunto, era stata trasmessa solo da Primo piano della rete 3 della Rai, abbondantemente oltre le 23.00 del 29/10; e dei maggiori siti d'informazione in Rete nessuno ne faceva parola, neanche quei mega siti di notizie aggiornati in tempo reale.
Il nuovo spettacolo di Dario Fo e Franca Rame (foto) L'anomalo bicefalo, che dovrebbe debuttare in prova generale il 12 di Novembre a Varallo Sesia e in prima nazionale a Bologna il 18, per poi iniziare una tournée fino a Marzo 2004, e' stato censurato dalla dirigenza del Piccolo Teatro di Milano.
O almeno e' stata avanzata l'ipotesi di una lettura preventiva del testo prima del debutto, da parte dei dirigenti (politici naturalmente) dello storico teatro milanese.

settembre 20, 2003

Vox populi, vox dei.


Dall'immane flusso di notizie dalla Rete, qualche volta, tra promozioni camuffate, pubblicità e Spam, si riesce a ricavare qualche spunto d'interesse.
La notizia in questione e' un po' vecchiotta (per i ritmi odierni) essendo dell'1 di agosto, e piu' che una notizia e' una riflessione fatta da Massimo Moruzzi riguardo al nuovo modo di vendere musica creato dalla Apple, la nota società che dopo aver dato la spinta decisiva nel 1982 all'uso del personal computer e aver creato tante altre tecnologie oggi usate un po' da tutti noi, da qualche mese, si e' messa a vendere musica on-line, permettendo di scaricarla a pagamento
, per ora, sui suoi computer. A breve cio' sarà permesso anche agli utenti con sistema operativo Windows.

agosto 31, 2003

Caro Lee...

Avrete certo notato che raramente riportiamo notizie e commenti di jazz, pur essendo una delle musiche popolari per eccellenza, ma questa nostra resistenza e' dovuta al fatto che oggi la musica afroamericana e' diventata, salvo alcuni rari casi, un esercizio di stile; e noi preferiamo raccontarvi di un violino sgangherato, suonato da un nomade tzigano sul ritmo degli zoccoli del suo asinello, che un concerto  (eppure affascinante per altri versi) di Keith Jarrett al pianoforte.
La musica popolare, non e' per niente un esercizio di stile, e ha bisogno delle viscere e del sangue, per essere espressa, per generare in chi ascolta le emozioni per la quale e' stata creata.Oggi la musica si divide in due grandi classi: quella studiata a tavolino per un target, dunque commerciabile come un dentifricio e pubblicizzabile come tale, e quella che e' diventata un esercizio di stile, appunto come la maggior parte della musica impropriamente definita  classica e parecchio jazz.

Pero', sulla soglia delle 10.000 pagine scaricate al mese (che supereremo a breve, ne siamo certi) e non avendo editori che ci impongono una linea editoriale, possiamo concederci qualche eccezione; e dunque, questa volta, abbiamo sentito il bisogno di dedicare una lettera a Lee Konitz (foto) incontrato a Barga Jazz 2003.

Buona lettura.

luglio 10, 2003

La ricchezza degli altri...


Scorrendo i festival estivi, che nel mese di luglio, piu' che in agosto e giugno, raggiungono affollamenti parossistici (specialmente in Toscana si svolgono quest'anno quasi tutti dal 12 alla fine del mese), ho notato una piacevolissima anomalia.
In mezzo a serie di concerti dedicati alla musica etnica (ribattezzata così perche' probabilmente fa piu' esotico) piu' o meno scontata, che fa capo a un mercato al quale si affacciano minacciose le major discografiche (che finiranno per rovinare anche questo settore, ma non la sua vitalità), un nome piuttosto noto al pubblico italiano e' quello di Antonella Ruggiero
Che ci fa dunque la ex voce (e inconfondibile firma) dei Matia Bazar in un festival dedicato alla musica e alla cultura portoghese come Sete Sois, Sete Luas?
Visto il programma: canta Amalia Rodrigues; nientemeno!!!

maggio 31, 2003

A prescindere...


Nonostante la imperante cultura basata su una informazione parziale e distorta, esistono realtà (create e portate avanti da persone reali, anche se dietro un monitor, lungo una linea telfonica o direttamente tra la gente) che ci fanno tornare ad aver fiducia nel genere umano (forse).
Le materie che trattiamo in questo piccolo angolo di idee, fatto di scrittura, immagini e musica (per quanto ci possa permettere il mezzo internet attuale), ovvero cio' che ci sta piu' a cuore, sono raramente (ma e' dire poco) trattate e frequentate dall'informazione o dall'intrattenimento di Stato o privato.
Eppure non c'e' niente di piu' immediato e genuino, coinvolgente e divertente della musica che sgorga dal cuore di uno zampognaro delle montagne della Sila o delle parole in ottava rima di un maggiante della Maremma, come l'aria che si respira in una festa paesana tradizionale; per tacere di tutto il mondo artistico etnico-tradizionale-folk al di fuori dei nostri confini nazionali che e' davvero immenso e variegato, un mosaico accecante di colori e incastri, affascinante e misterioso, praticamente sconosciuto.

maggio 20, 2003

Terra da musica


Con mia sbalordita sorpresa, una delle scorse tarde serate, intorno alla mezzanotte, e' andata in onda una trasmissione televisiva dedicata alla musica popolare.
Sì; avete capito bene: musica popolare alla televisione.
Il rapporto tra televisione e musica in questi ultimi anni e' diventato sempre piu' conflittuale; la dimostrazione del suo potere da Grande Fratello è inversamente proporzionale alla quantità, alla varietà e alla qualità della musica che le televisioni di tutto il mondo trasmettono. E il suo attuale rapporto e' la semplice pubblicità, camuffata da servizio giornalistico, per il lancio di un nuovo disco da parte di una multinazionale del disco. Punto.
Ed e' comprensibile dunque che mi sia stupito.
Il programma in se' stesso non e' granche'. Almeno per questa prima puntata (in tutto saranno due...sic!) ho notato, a fronte di giustissime citazioni, diverse e profonde lacune.
Un esempio su tutti.

maggio 10, 2003

Un cantastorie moderno


Riportiamo volentieri lo stralcio di un articolo apparso sul supplemento a Il Cantastorie n.62, emblematico del periodo storico che stiamo vivendo, fotocopia naturalmente di altri, non certo tra i piu' edificanti e apoteosi dell'umano ridicolo. Buona lettura.

Il pericolo numero uno: chi e'? Il cantastorie...

(...) nelle 66 pagine del dossier-denuncia, presentato al Tribunale di Milano dagli avvocati del Presidente del Consiglio, si fa riferimento, tra varie argomentazione, a un fatto di cronaca che riguarda il cantastorie Franco Trincale.
Motivo di tanta premura nei confronti di un cantastorie e' quello di avvalorare la tesi della città inquinata dall'odio quindi (...) ottenere il traferimento ad altra sede del cosiddetto Processo SME.
Nell'istanza firmata dall'onorevole Silvio Berlusconi, si legge che "tale Trincale si porta presso la piazza del Duomo ogni fine settimana per vendere materiale diffamatorio, altresì arringando i numerosi presenti con ulteriori diffamatorie prospettazioni".

aprile 30, 2003

Danni e benefici


Questo 25 Aprile e' stato il 58°anniversario della Liberazione.
La fine della II Guerra Mondiale.
Un evento non certo da poco, come tutti gli anni, d'altronde.
Un evento che deve essere tramandato alle generazioni future; e deve essere fatto il possibile per rinverdire nei giovani la memoria di quell'evento, gioioso e drammatico allo stesso tempo.
Intorno alla commemorazione da qualche anno a questa parte assistiamo a manifestazioni ed esternazioni che hanno del ridicolo: il ridicolo della generazione di politici attualmente al governo (non solo in Italia) che tratta i dolori e le ferite profonde di una nazione o di un popolo, come un'opinione; che cerca di cancellare con le parole crimini incancellabili, aiutandosi con il mezzo piu' superficiale e distorsore: la televisione.
Ma assistiamo, purtroppo, anche al ridicolo di chi, superstite, vuole a tutti i costi imporre alla commemorazione
, un ricordo ricoperto da un ingombrante strato di retorica solennità, sprecando logorroici discorsi, pur rispecchianti una sacrosanta verità; e li spreca con chi non ha conosciuto la guerra, ma soprattutto in casa (o a scuola) non e' stato educato ai principi del rispetto reciproco e del senso civico.

aprile 20, 2003

Re Pidocchio


Da qualche giorno ho notato, lungo le strade principali della mia città natale, nuovi cartelloni pubblicitari; quelli piu' grandi, che ti appaiono all'improvviso dietro una curva, costretto a vederli almeno di sfuggita, in alto, incombenti, spesso inquietanti.
Voi direte: niente di strano, i cartelloni pubblicitari cambiano a intervalli regolari.
Sì, ma questa volta pubblicizzano una multisala cinematografica; sapete, di quelle dove ti aspetti che ti diano un carrello, per acquistare le tue emozioni, le tue sensazioni.
Una multisala, direte voi; e che c'entra con questa rubrica e questo sito?
C'entra c'entra...  pero' e' bene approfondire un tantino.
La multisala in questione (probabilmente ne sono state aperte altre su tutto il territorio nazionale),  si chiama, salvo errori od omissioni, Medusa multicinema.
Il cinema, nonostante faccia ormai parte della nostra memoria, non puo' essere considerato cultura nata direttamente dalle popolazioni, anche se e' stato (e spesso lo e' ancora) espressione di masse popolari (pure se filtrate dalla cinepresa e dal suo operatore).
Creare un film presuppone un investimento, dunque un capitale, tanto e' vero che il fisco e il sistema contributivo nazionali classificano il cinema "industria cinematografica".

marzo 31, 2003

Una filastrocca


Come si fa a raccontare delle nostre tradizioni? Della nostra cultura popolare? Di musica o di teatro, della gioia di una rappresentazione, della gioia che si prova per un vecchio gioco di bambini o a cantare una filastrocca; come si fa a pensare a qualcosa di diverso quando c'e' in corso una guerra? E una guerra come questa poi: la piu' grande potenza mondiale, contro un paese desertico, con appena 6 milioni di anime e una povertà straziante; anime tenute in  pugno da un dittatore tra i piu' sanguinari di tutti i tempi e da qualche centinaio di fedelissimi.
Una carneficina di civili (donne e bambini) annunicata, con bombe da 2 tonnellate, missili, uranio impoverito e proiettili intelligenti (cosa ci sarà poi d'intelligente in una guerra dovrebbero spiegarmelo).
C'e' da stupirsi come