...Janis Joplin, Jimi Hendrix e compagni...

da: Jazz di Arrigo Polillo - Mondadori - 1975


Jimi Hendrix experience 1968
I Doors rappresentavano già l’ombra del decennio precedente e venivano sfruttati come macchina per far soldi proprio da quel sistema che i giovani avevano cominciato a combattere con la beat generation; situazione rivelata in parte nelle parole da predicatore An american prayer di Jim Morrison appunto, contro la televisione e la società americana.
La cultura underground purtroppo affogò miseramente nel momento in cui ci affondarono le mani le grandi industrie discografiche. I grandi concerti, le grandi masse che si davano appuntamento alle esibizioni di Bob Dylan, di Joan Baez, di Peter, Paul e Mary, del Kingston Trio, di Peter Seeger e più tardi di Janis Joplin, dei Jefferson Airplane, dei Canned Heat, di tanti altri e soprattutto di Jimi Hendrix (rivelatosi in uno di questi concerti a Londra nel 1966) furono il prodotto del movimento underground di allora, che trasformava i concerti in happenings, in avvenimenti nei quali la musica era il motivo di aggregazione, di conferma e di viaggio nelle proprie idee; una verifica del dissenso condotto con le armi della non-partecipazione, della rivoluzione estetico-psicologico-psichedelica, della ricerca di nuove esperienze interne ed esterne, della liberazione individuale, dell'abbandono della società, della non violenza, dell'irrazionalismo-misticismo, della disperata volontà di costruire un mondo a sé (...).
Ma a uno di quei concerti, confusi tra gli spettatori, vi erano vari esponenti dell'industria discografica (...) Clive Davis, allora presidente della Columbia, dopo aver scritturato seduta stante Janis Joplin (...), decise di orientare sul rock gran parte della produzione della Casa, che raddoppiò nel giro di tre anni la propria quota di mercato grazie alle vendite dei dischi di rock, passate (...), dal 15 al 50% del suo fatturato.

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